Il colosso americano manderà in onda spot contro l'eccesso di calorie a tavola
Per la prima volta Coca Cola prende di petto il tema della obesità e lancia una campagna contro gli eccessi a tavola che prevede sia una serie di spot sui principali network Usa sia lo sviluppo delle opzioni 'diet' nei distributori automatici di bevande. Per la multinazionale con sede a Atlante si tratta di una rivoluzione della comunicazione del brand tra i più noti al mondo. Ed e' un passo che il colosso Usa fa a partire da casa propria, gli Stati Uniti, dove è più forte il dibattito sia sul junk food, con l'impegno in prima persona della first lady Michelle Obama, che sugli effetti dell'assunzione delle bibite gassate e con edulcoranti. Del resto, nell'ultimo decennio (anni 2000-2010) i cittadini Usa obesi gravi sono aumentati, secondo un recente studio dell'economista Roland Sturm, del 70%, passando dal 4% al 7% della popolazione per un totale di 15 milioni di persone. E l'ultimo rapporto del "Journal of Obesity" stima che i cittadini ''mediamente grassi'' rappresentino più di un terzo della popolazione americana.
La Coca Cola manderà in onda in tv una serie di spot pubblicitari di due minuti durante le trasmissioni di punta dei maggiori network americani. Il messaggio e' che l'aumento di peso e' dovuto al consumo di calorie in eccesso di qualsiasi tipo, non solo dalle bibite gassate. In linea con il dettato di gran parte dei nutrizionisti, ma anche con la guerra ai maxi formati dei drink avviata dal sindaco di New York, Michael Bloomberg...
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17 gennaio 2013
5 ottobre 2011
La Danimarca introduce una tassa sui cibi grassi per contrastare l'obesità
La Danimarca è il primo paese al mondo ad introdurre una tassa sui cibi grassi per contrastare quei fenomeni dilaganti di sovrappeso e obesità che affliggono ormai anche la popolazione locale. Dal burro, all'olio, biscotti, dolci, carne e pizza, per non parlare di snack e patatine: il gusto, ma anche l'esborso si fa 'ricco'. Il consumatore danese dovrà infatti pagare 16 corone in più, ovvero 2,15 euro, per chilo di grassi saturi. Un obolo per niente 'light', a differenza delle intenzioni di uno Stato che vuole far scendere il giro vita dei suoi cittadini ma far al contempo affluire un bel gettito extra nelle casse erariali, per una cifra stimata di 1,5 miliardi di corone.
La tassa è in vigore dal 1 ottobre e nei giorni scorsi i consumatori danesi hanno letteralmente saccheggiato negozi e supermercati per accaparrarsi leccornie varie da assaporare ancora una volta senza fare i conti con il portafoglio. La vicepresidente di una nota catena di supermercati danesi, Mogens Werge, osserva come ''questa tassa abbia un impatto pesante sui consumatori, un impatto che loro stessi ancora non realizzano''. Tanto per fare qualche esempio, 250 grammi di burro costeranno il 14,1% in più, mentre un litro di olio di oliva, 'reo' di superare seppur di poco la soglia del 2,3% di grassi saturi oltre la quale scatta la tassa, si pagherà il 7,1% in più, come riporta il Copenaghen Post.
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14 aprile 2011
Coldiretti, contro obesità 18 milioni di euro per frutta gratis a scuola
Per combattere l'obesità tra i bambini per l'anno scolastico 2011/2012 saranno disponibili 18 milioni di euro per finanziare il programma comunitario "Frutta nelle scuole" che già quest'anno ha consentito la distribuzione a 1.340.000 bambini in 8400 scuole primarie di tutta Italia di circa 7,4 milioni di chili di frutta e verdura per incentivarne il consumo ed educare le nuove generazioni ad assumere abitudini alimentari corrette. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare l'impegno concreto a favore della sana alimentazione in Italia dove oltre un milione di bambini sono in sovrappeso e 400mila sono obesi, rispettivamente il 22,9 per cento e l'11,1 per cento di tutti i bimbi tra gli 8 e i 9 anni in Italia, secondo i dati di 'Okkio alla Salute', un progetto di monitoraggio del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell'Istituto Superiore di Sanita'...
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8 febbraio 2011
Mamma americana denuncia la Nutella
I bambini americani sono troppo grassi per colpa della Nutella. Non e' vero che fa bene come mostrano gli spot in tv. E' la tesi di una mamma californiana di un bimbo di 4 anni che ha denunciato in Tribunale la Ferrero, la casa produttrice della nota crema a base di cioccolato e nocciole, per aver prodotto''pubblicita' ingannevole e concorrenza sleale''. ''La Nutella - afferma Athena Honenberg, questo il nome della donna - contiene troppi grassi saturi, e zuccheri trattati. Due ingredienti che contribuiscono significativamente all'allarmante aumento dell'obesita' infantile in America e che possono produrre problemi di salute per tutta la vita''...
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3 febbraio 2011
La tv è la terza causa di sovrappeso e obesità tra gli italiani
Televisione nemica di una sana alimentazione, ma compagna fedele - a pranzo e a cena, 7 giorni su 7 - del 28% degli italiani. Una cattiva abitudine che rappresenta la terza causa di sovrappeso e obesità tra gli abitanti della Penisola, dopo vita sedentaria e scarsa educazione alimentare. Non a caso il 43% degli obesi dichiara di consumare regolarmente (oltre 5 volte la settimana) i pasti davanti alla tv. Una a percentuale che si abbassa, insieme all'ago della bilancia, per le persone in sovrappeso (39%) e di peso normale (33%).
Sono alcuni risultati dell'Osservatorio Adi-Nestlé, un'analisi mirata sullo stato di forma fisica e sulle abitudini alimentari degli italiani con oltre 13.000 persone monitorate, che indica nella cattiva abitudine di accendere il piccolo schermo durante i pasti una delle maggiori cause del disordine alimentare degli italiani. E i numeri confermano che la televisione fa ingrassare: se si considerano infatti coloro che consumano pranzo e cena tutti i giorni davanti alla tv, gli obesi sono il 33%, i sovrappeso il 30%, mentre la percentuale dei normopeso scende a 25%...
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Sono alcuni risultati dell'Osservatorio Adi-Nestlé, un'analisi mirata sullo stato di forma fisica e sulle abitudini alimentari degli italiani con oltre 13.000 persone monitorate, che indica nella cattiva abitudine di accendere il piccolo schermo durante i pasti una delle maggiori cause del disordine alimentare degli italiani. E i numeri confermano che la televisione fa ingrassare: se si considerano infatti coloro che consumano pranzo e cena tutti i giorni davanti alla tv, gli obesi sono il 33%, i sovrappeso il 30%, mentre la percentuale dei normopeso scende a 25%...
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15 ottobre 2010
Obesità: Secondo studio americano calcio e vitamina D favoriscono la riduzione del peso corporeo
Arriva dagli Stati Uniti d'America uno studio innovativo che può dare un contributo concreto a combattere la piaga dell'obesità. L'autorevole rivista specializzata nel campo della nutrizione "American Journal of Clinical Nutrition" ha pubblicato, nel numero di settembre, una ricerca che dimostra come una dieta ricca di latticini, un'adeguata assunzione di calcio e una corretta produzione di vitamina D da parte dell'organismo possano favorire la riduzione del peso corporeo.
Lo studio evidenzia che i pazienti obesi (con indice di massa corporea superiore a 30) che presentavano concentrazioni di vitamina D più elevate e calcio, dopo 6 mesi, indipendentemente dal tipo di dieta seguita e da altre possibili variabili interferenti, perdevano più peso.
L'interessante tesi della rivista americana ha suggerito ai medici specialisti dell'Osservatorio Nutrizionale Grana Padano di verificare quanto calcio assumono effettivamente gli italiani, valutando la consistenza dell'introduzione di calcio e il BMI (Body Mass Index, indice di massa corporea) in un campione di 6500 soggetti italiani, in diverse fasce d'età...
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Lo studio evidenzia che i pazienti obesi (con indice di massa corporea superiore a 30) che presentavano concentrazioni di vitamina D più elevate e calcio, dopo 6 mesi, indipendentemente dal tipo di dieta seguita e da altre possibili variabili interferenti, perdevano più peso.
L'interessante tesi della rivista americana ha suggerito ai medici specialisti dell'Osservatorio Nutrizionale Grana Padano di verificare quanto calcio assumono effettivamente gli italiani, valutando la consistenza dell'introduzione di calcio e il BMI (Body Mass Index, indice di massa corporea) in un campione di 6500 soggetti italiani, in diverse fasce d'età...
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30 gennaio 2009
In Inghilterra calorie sui menù contro l'obesità
22-01-2009
Londra - Conto delle calorie anche al ristorante: per combattere l'obesita'. L'agenzia britannica per gli standard dell'alimentazione vuole spingere anche i ristoranti e i fast food a includere sui propri menu' una tabella con i valori nutrizionali di ogni piatto.Secondo una ricerca condotta dall'organizzazione, i cittadini del Regno Unito consumano circa un pasto su sei fuori casa.
I pasti al ristorante, i panini e le insalate acquistate per pranzo e i piatti da fast food contribuiscono a circa un quarto delle calorie assunte dagli uomini e ad un quinto di quelle assunte dalle donne. Alla luce di questo studio, secondo l'agenzia e' importante che la gente conosca il valore nutrizionale di cio' che mangia fuori casa, in modo da poter programmare meglio la propria dieta.
Londra - Conto delle calorie anche al ristorante: per combattere l'obesita'. L'agenzia britannica per gli standard dell'alimentazione vuole spingere anche i ristoranti e i fast food a includere sui propri menu' una tabella con i valori nutrizionali di ogni piatto.Secondo una ricerca condotta dall'organizzazione, i cittadini del Regno Unito consumano circa un pasto su sei fuori casa.
I pasti al ristorante, i panini e le insalate acquistate per pranzo e i piatti da fast food contribuiscono a circa un quarto delle calorie assunte dagli uomini e ad un quinto di quelle assunte dalle donne. Alla luce di questo studio, secondo l'agenzia e' importante che la gente conosca il valore nutrizionale di cio' che mangia fuori casa, in modo da poter programmare meglio la propria dieta.

Pizza Hut, che in Gran Bretagna a ha circa 400 ristoranti e 300 chioschi per l'asporto, ha gia' accettato di prendere parte all'iniziativa e McDonald's e Starbucks, che negli Usa gia' includono le tabelle con i valori nutrizionali nei loro menu', potrebbero presto seguire la stessa strada. Secondo la BritishHospitality Association, che rappresenta 44.000 ristoranti e bar, lo schema potrebbe rivelarsi costoso e difficile da attuare soprattutto per i ristoranti indipendenti e le catene piu' piccole, che in questo periodo di crisi gia' si trovano in difficolta'.
Fonte Ansa
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