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25 ottobre 2011

Lo Stato italiano promuove le vendite all'estero di bresaola uruguaiana e salame toscano Made in Usa

Il presidente della Coldiretti Sergio Marini, nel corso del Forum Internazionale dell'alimentazione di Cernobbio ha lanciato un grido di allarme sui prodotti alimentari italiani all'estero: "Lo Stato italiano - dichiara Marini - promuove le vendite all'estero della bresaola uruguaiana ma anche la finocchiella, il salame toscano e il culatello prodotti negli Stati Uniti e venduti a New York dalla salumeria Rosi del Gruppo Parmacotto il quale ha appena stipulato un vantaggioso accordo che prevede un investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di Simest, società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione di privati".
"Non è politicamente accettabile che lo Stato, che rappresenta tutti i cittadini italiani, finanzi direttamente o indirettamente la produzione o la distribuzione di prodotti alimentari che non hanno nulla a che fare con il tessuto produttivo del Paese ma che anzi - sottolinea Marini - fanno concorrenza sleale agli imprenditori impegnati nell'allevamento e nella produzione in Italia. In un momento di crisi si sprecano soldi per favorire la delocalizzazione e non certo l'internazionalizzazione e si alimenta - sostiene Marini - il giro di affari dell'Italian sounding che si stima superi i 60 miliardi di euro l'anno (164 milioni di euro al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all'attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari. Gli effetti economici diretti dell'Italian sounding sulle esportazioni di prodotti agroalimentari realmente Made in Italy si traducono, inevitabilmente, in effetti indiretti sulla bilancia commerciale, in costante deficit nell'ultimo decennio"...

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11 luglio 2011

Stop al falso abbacchio Made in Italy ma non a prosciutti, salami e formaggi taroccati

"L'estensione dell'obbligo di etichettatura di origine, già previsto in tutta Europa per la carne bovina, ad altre carni (maiale, pollame, agnello e capra) è un primo passo importante; va però al più presto esteso anche alle carni e al latte utilizzati in, come prosciutti, salami e formaggi dove più spesso si verifica l'inganno del falso Made in Italy". E' quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini in riferimento all'adozione da parte del Parlamento Europeo, del regolamento sulle informazioni alimentari ai consumatori. 
"In Italia - ha denunciato Marini - la metà delle mozzarelle e tre prosciutti su quattro sono ottenuti da latte e carne di animali allevati all'estero senza alcuna informazione per il consumatore. Per questo l'obbligo di indicazione di origine deve essere esteso oltre che alla carne di coniglio e al latte ora esclusi, anche per il latte e la carne utilizzati negli alimenti trasformati, per i quali è stato invece concordato di posticiparne di tre anni l'eventuale applicazione, in attesa di una valutazione d'impatto da parte della Commissione."



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15 ottobre 2010

Due pecorini su tre venduti negli Usa sono taroccati

Sono "false" due fette di pecorino su tre vendute negli Stati Uniti dove le imitazioni prevalgono a scapito del prodotto originale proveniente dall'Italia, come purtroppo avviene anche in altri paesi europei ed extracomunitari. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata dal presidente nazionale Sergio Marini in occasione dell'incontro con Governo e Regioni per la presentazione delle misure messe a punto contro la crisi della pastorizia al Ministero delle Politiche Agricole, dove i pastori hanno portato tutti i differenti tipi di pecorino prodotto nelle diverse regioni italiane, da quello romano a quello siciliano, dal toscano fino a quello sardo e di filiano...

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2 marzo 2010

Negli Usa tre prodotti su quattro "Made in Italy" sono taroccati

"Italian sounding" è il fenomeno di contraffazione imitativa dei prodotti che di italiano hanno soltanto il nome. Vale a dire quei cibi e quelle bevande che, grazie a una normativa internazionale quantomeno lacunosa, vengono prodotti e venduti utilizzando in maniera impropria parole, immagini, marchi e ricette che si richiamano all'Italia. Non hanno, però, nulla a che fare con la nostra agricoltura e con la nostra cucina, quindi oltre ad essere una falsa garanzia per i consumatori stranieri, portano anche un danno colossale per le aziende del nostro Paese.

Questo avviene soprattutto negli Stati Uniti, dove tre prodotti su quattro vengono spacciati per italiani, ma sono unicamente delle semplici imitazioni e le nostre imprese agroalimentari pagano un conto salato: oltre 4 miliardi di euro. E' questo uno dei problemi che incontra il "made in Italy" che è stato messo in evidenza durante la...

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