Nei prossimi mesi occorre attendersi un aumento prossimo al 5% dei prezzi di generi alimentari di prima necessita', che andra' ad aggiungersi al gia' acquisito +4% registrato nel primo trimestre 2012 rispetto all'anno precedente. Emerge dagli ultimi dati dell'Indis, l'Istituto dell'Unioncamere specializzato nella distribuzione dei servizi.
Questi rincari sono spinti da tasse e benzina che fanno impennare i costi di produzione, commenta la Coldiretti. A pesare nei prossimi mesi è l'aumento del carico fiscale ma anche il record raggiunto dal prezzo dei carburanti in un Paese come l`Italia dove l'88 per cento dei trasporti commerciali avviene per strada. A subire gli effetti dell'aumento dei costi energetici è - continua la Coldiretti - l'intero sistema agroalimentare, produzione, trasformazione e distribuzione, dove si stima che i costi di trasporto e della logistica siano circa un terzo del totale. L'effetto valanga determinato dall'aumento del costo dei carburanti sulla spesa è - sostiene la Coldiretti - particolarmente evidente anche per la crescente dipendenza dell'Italia per l'alimentazione dall'estero da dove arrivano quasi la metà dei cibi consumati.
Continua a leggere
Visualizzazione post con etichetta prezzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta prezzi. Mostra tutti i post
10 aprile 2012
29 marzo 2012
Pasqua: Per le uova di cioccolato prezzi su fino al 7%. Le colombe invece "volano basso" +2%. Ma calano i consumi
Ci sono al latte, fondenti, "nocciolate", piccole, grandi o decorate. Ognuno ha la sua preferenza, ma quest'anno nella scelta delle uova di cioccolato gli italiani guarderanno più al portafoglio che al palato. Perché, nonostante la crisi e il crollo dei consumi alimentari, i prezzi al dettaglio sono aumentati tra il 5 e l'8 per cento. Colpa dei rialzi su scala mondiale del costo del cacao, che da inizio anno è salito di oltre 6 punti percentuali, ma anche dell'aumento dell'Iva al 21 per cento e del "caro-carburanti", visto che in Italia più dell'80 per cento dei trasporti commerciali avviene su strada. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
Più in dettaglio, i prezzi variano quest'anno dai 5,10 euro per un uovo medio (tra i 200 e i 250 grammi) non di marca ai 12,90 euro per un uovo medio di marca. Con un incremento tendenziale del 5 per cento circa -spiega la Cia-. Chi invece sceglierà uova di Pasqua "artigianali", dovrà mettere in conto un budget molto più alto. Le uova di cioccolato da pasticceria (280 grammi) variano da un minimo di 25 euro fino a raggiungere picchi di 100-120 euro se si passa alla dicitura "cioccolato finissimo" o "extra". In questo caso il rincaro annuo si aggira mediamente all'8 per cento.
Più contenuti i rincari delle colombe pasquali che, insieme all'uovo di cioccolato, rappresentano la tradizione dolciaria di questa festa. Per quella "commerciale" si va dai 6 euro ai 9 euro per quella farcita, con un aumento del 2 per cento sul 2010. Le colombe "artigianali" oscillano invece dai 12 ai 30 euro, registrando un più 3 per cento rispetto all'anno scorso. Stabili invece i listini delle colombe non di marca: il prezzo, assolutamente "low-cost", resta tra i 3,50 e i 3,65 euro.
Continua a leggere
Più in dettaglio, i prezzi variano quest'anno dai 5,10 euro per un uovo medio (tra i 200 e i 250 grammi) non di marca ai 12,90 euro per un uovo medio di marca. Con un incremento tendenziale del 5 per cento circa -spiega la Cia-. Chi invece sceglierà uova di Pasqua "artigianali", dovrà mettere in conto un budget molto più alto. Le uova di cioccolato da pasticceria (280 grammi) variano da un minimo di 25 euro fino a raggiungere picchi di 100-120 euro se si passa alla dicitura "cioccolato finissimo" o "extra". In questo caso il rincaro annuo si aggira mediamente all'8 per cento.
Più contenuti i rincari delle colombe pasquali che, insieme all'uovo di cioccolato, rappresentano la tradizione dolciaria di questa festa. Per quella "commerciale" si va dai 6 euro ai 9 euro per quella farcita, con un aumento del 2 per cento sul 2010. Le colombe "artigianali" oscillano invece dai 12 ai 30 euro, registrando un più 3 per cento rispetto all'anno scorso. Stabili invece i listini delle colombe non di marca: il prezzo, assolutamente "low-cost", resta tra i 3,50 e i 3,65 euro.
Continua a leggere
13 marzo 2012
Crolla la spesa delle famiglie italiane, si torna indietro di 30 anni
Il carrello della spesa delle famiglie italiane è sempre più povero. Secondo un rapporto di Intesa Sanpaolo "si deve tornare ai primi anni '80 per scendere al di sotto dei 2.400 euro annui destinati al comparto agro-alimentare". I consumi di prodotti alimentari, bevande e tabacchi nel 2011 mostrano un calo dell'1,5% a prezzi costanti. In termini di spesa procapite, si è tornati indietro di quasi 30 anni. La tendenza è in parte strutturale, legata ad esempio al minore consumi di alcune voci quali il tabacco, ma "segnala anche le evidenti difficoltà del consumatore italiano che, a fronte delle tensioni sul mercato del lavoro e sul reddito disponibile, riduce ulteriormente gli sprechi e modera gli acquisti anche in un comparto dei bisogni poco comprimibili come l'agroalimentare". Nel rapporto, si evidenzia inoltre che "l'incremento della disoccupazione unito agli effetti delle manovre di correzione dei conti pubblici sulle famiglie fanno prevedere una nuova riduzione dei consumi". Consumi che "continueranno ad essere molto prudenti a fronte di risorse reddituali sempre piu' scarse"...
continua a leggere
continua a leggere
9 marzo 2012
L'aumento dell'Iva costerà agli italiani oltre 1 milione di euro per la spesa alimentare
Il previsto aumento dell'Iva costerà agli italiani oltre un miliardo solo per le spese alimentari. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti dell'articolo 18 della manovra del Governo Monti che fa scattare dal primo ottobre 2012 un aumento del 2 per cento delle aliquote Iva del 10 per cento e del 21 per cento, applicate a numerosi prodotti alimentari. Un aumento che - sottolinea la Coldiretti - non mancherà di determinare ulteriori effetti depressivi sulla spesa per i generi alimentari che nel 2011 sono calati dell' 1,3 per cento secondo l'Istat. Le tavole degli italiani si sono impoverite in quantità nel 2011 con meno carne bovina (-0,1 per cento), pasta (-0,2 per cento) carne di maiale e salumi (-0,8 per cento), ortofrutta (-1 per cento) e addirittura latte fresco (-2,2 per cento). L'aumento dell'iva dal 21 al 23 per cento - conclude la Coldiretti - colpirebbe alcuni prodotti di largo consumo come l'acqua minerale, la birra e il vino ma anche specialità come i tartufi mentre a quello dal 10 al 12 per cento sono interessati dalla carne al pesce, dallo yogurt alle uova ma anche il riso, il miele e lo zucchero.
Continua a leggere
Continua a leggere
27 febbraio 2012
Vola il prezzo della tazzina di caffè +16% a causa dell'inflazione
Nonostante il maltempo e lo sciopero dei trasporti il prezzo delle verdure è sceso dell'8,7 per cento mentre vola quello della tazzina di caffè (+16,5 per cento) con lo zucchero (+15,9 per cento), rispetto allo scorso anno. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi all'andamento dell'inflazione nel mese di gennaio dalla quale si evidenzia peraltro che diminuiscono anche i prezzi della frutta fresca (-2,0 per cento). Aumentano anche - sottolinea la Coldiretti - i prezzi del pane (+2,9 per cento) e della pasta (+2,1 per cento), ma il dato preoccupante è l'incremento del prezzo del gasolio per autotrasporto (+25,2 per cento) e della benzina (17,4 per cento) che rischiano di determinare un effetto valanga sulla spesa in un Paese in cui l'88 per cento dei trasporti avviene su gomma. Benzina, trasporti e logistica che incidono complessivamente per circa un terzo sui costi della frutta e verdura e solo nelle campagne - sottolinea la Coldiretti - il caro gasolio ha provocato un aggravio di costi stimabile in 400 milioni di euro su base annua.
Continua a leggere
Continua a leggere
13 febbraio 2012
Prezzi del pesce alle stelle a causa del maltempo e delle proteste
E' a macchia di leopardo la mappa dei prezzi al consumo registrati nell'ultimo mese per i prodotti ittici: si va da un aumento assai significativo per lo spada di oltre il 36%, ad una riduzione per le vongole di quasi il 4%. Lo rende noto il servizio di informazione Sms consumatori del ministero delle Politiche agricole che monitora i listini di oltre 80 prodotti agroalimentari. Si registrano aumenti per acciughe (+0,35%), il cui prezzo medio e' di 6,75 euro/kg, calamari (+1,25%) per 16 euro/kg, merluzzi (+2,91%) per 15,45 euro/kg, spada (+36,24%) per 37,8 euro/kg. Stabili i listini invece per le spigole di allevamento, mentre calano quelli per vongole (-3,38%), cozze (-1,54%), trote (-0,68%), saraghi (-1,3%) e sgombri (-1,31%). "E' un mercato - spiega la Federcoopesca-Confcooperative - che sta risentendo degli effetti delle proteste e del maltempo e che sta lentamente riprendendo quota ma in modo non uniforme; i prezzi, scesi dopo le feste, solo ora danno i primi segnali di aumento"
Continua a leggere
Continua a leggere
9 febbraio 2012
Lievitano i prezzi di frutta e verdura a causa del maltempo. Aumenti superiori anche del 100%
L'ondata di maltempo si sta trasformando in un vero disastro per l'agroalimentare italiano: i danni, al momento, superano abbondantemente i 150 milioni di euro, il 70 per cento dei quali (105 milioni di euro) riguarda solo l'agricoltura. Il freddo polare, che ha devastato un quarto dei campi coltivati a ortaggi, e l'impossibilità di trasportare le merci deperibili (200 mila tonnellate di frutta, verdura, latte, carne e uova) ha assestato all'intero settore un colpo micidiale. Più di 60 mila le strutture aziendali (serre, cascine, depositi, magazzini e stalle) distrutte o danneggiate dalla neve, dal gelo e dalla mancanza di corrente elettrica. Diecimila gli animali morti (tra bovini, ovicaprini, maiali e avicoli) e per molto altro bestiame ci sono seri rischi. E in tutto ciò si è infiltrata una sfrenata corsa speculativa sui prezzi dei prodotti freschi, che in pochi giorni hanno fatto registrare aumenti anche superiori al 100 per cento. Dal campo alla tavola i listini hanno subito rincari di dieci volte. A denunciarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori, fortemente preoccupata per la grave situazione che si è venuta a creare.
Continua a leggere
Continua a leggere
29 luglio 2011
Il cibo biologico non conosce crisi, nel 2011 sale dell'11,5 per cento
Non accenna a fermarsi l'incredibile ascesa del biologico. Nonostante la crisi economica e a dispetto del crollo verticale dei consumi alimentari convenzionali (meno 3,6 per cento), il segmento "bio" continua la sua corsa, mettendo a segno nel primo quadrimestre del 2011 un aumento dell'11,5 per cento.Un dato che rende ormai chiaro il definitivo passaggio del biologico da "moda passeggera" o "di nicchia" a vera e propria "abitudine di spesa", come evidenzia la presenza massiccia di prodotti bio nelle catene della Gdo dove le vendite schizzano in alto, rubando il primato alle botteghe di quartiere. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dei dati Ismea.
Tra gennaio e aprile, infatti, salgono a livelli record gli acquisti di prodotti biologici nei supermercati (più 14,6 per cento), negli ipermercati (più 11,8 per cento) e soprattutto nei discount (più 16,1 per cento) -sottolinea la Cia- a tutto discapito dei negozi tradizionali, che perdono fino al 46,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010.
Continua a leggere
Tra gennaio e aprile, infatti, salgono a livelli record gli acquisti di prodotti biologici nei supermercati (più 14,6 per cento), negli ipermercati (più 11,8 per cento) e soprattutto nei discount (più 16,1 per cento) -sottolinea la Cia- a tutto discapito dei negozi tradizionali, che perdono fino al 46,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010.
Continua a leggere
19 luglio 2011
La tazzina di caffè costa meno al bar, prezzo sotto il tasso d'inflazione
Piu' cara a Bolzano, La Spezia e Forli' dove ha raggiunto ormai 1 euro; sotto gli 80 cent a Bari, Reggio Calabria e Campobasso.L'inflazione si misura anche attraverso la tazzina di caffe' che, nonostante i forti incrementi di prezzo della materie prima, ''consumata al bar contiene a mantenere un profilo virtuoso'' afferma la Fipe. Meglio berla comunque a Roma, dove non supera gli 80 cent, rispetto a Milano (0,90 centesimi). ''I dati sui prezzi al consumo diffusi dall'Istat segnalano forti tensioni sui prezzi degli alimentari, in particolare caffe' e zucchero aumentati rispettivamente dell'11,5% e del 9,4% rispetto ad un anno fa. Al contrario - segnala la Fipe - la tazzina consumata al bar continua a mantenere un profilo virtuoso nonostante i forti incrementi di prezzo subiti principalmente dalle miscele piu' pregiate destinate al canale''.
10 maggio 2011
Tazzina di caffè a 1 euro. Fipe: non sono i bar a lucrarci, colpa speculazioni su materie prime
Si fa d'oro la tazzina dell'espresso al bar: per gustarsi il caffe' e affrontare con piu' spirito la giornata non basta a volte un euro. A Roma e' quello il conto che ormai si sborsa, a Milano si arriva anche a 1,50 euronei bar piu' eleganti.Non sono i bar a lucrarci, spiega Fipe-Confcommercio che raduna i pubblici esercizi, ma e' colpa delle speculazioni internazionali che tengono in fibrillazione i prezzi delle materie prime. Anche il caffe' sta pagando scotto con le quotazioni all'origine in vertiginoso aumento.
''Da mesi i prezzi all'origine del caffe' sono in continuo aumento, il fatto e' questa commodity, non diversamente dalle altre, e' divenuta strumento di speculazione internazionale - osserva il presidente di Fipe-Confcommercio Lino Enrico Stoppani - E' chiaro che se la miscela la paghi il 30% in piu' si ripercuote sulla tazzina. Dobbiamo inoltre tenere in conto che intanto aumentano i costi di attivita' degli esercizi. Devo pero' dire che i nostri esercenti hanno finora mostrato molta attenzione a non trasferire questi rincari su espresso e cappuccino, un 'rito' che l'italiano ha a cuore e sui cui e' meno disponibile ad accettare aumenti rispetto alla maggior parte dei prodotti''...
4 marzo 2011
Frappe e castagnole a prezzi d'oro, più 12% rispetto al 2010
Il Carnevale entra nella settimana clou e con l'aumento di feste, sfilate e cortei mascherati parte anche la corsa alle ultime specialità della tradizione carnascialesca: frappe, castagnole, frittelle e company. Ma quest'anno il consumo dei dolcetti "di stagione" rimane stabile rispetto al 2010, complice l'ennesimo incremento dei prezzi. Se nel 2010, sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori, un chilo di frappe costava in media tra i 15 e i 20 euro, quest'anno i costi lievitano ancora, attestandosi tra i 18 e i 25 euro al chilo, per arrivare a punte di 35 euro, con un incremento medio sull'anno del 12 per cento.
Molto meglio, quindi, il "fai da te". La spesa per le frappe fatte in case -osserva la Cia- si può aggirare intorno ai 5 euro sempre per un chilo. Sicuramente si risparmia, e anche di tanto. In ogni caso, casalinghe o di pasticceria, le frappe e le castagnole restano regine delle tavole; in tutto il periodo carnevalesco il consumo di specialità come queste è stimato intorno alle 22 mila tonnellate, esattamente come nel 2010, per una spesa totale che sfiora i 160 milioni di euro (contro i 140 milioni dello scorso anno).
Continua a leggere
Continua a leggere
1 marzo 2011
Il prezzo degli spaghetti triplica da un negozio all'altro e il latte cresce del 50%
Il prezzo della stessa marca e confezione di spaghetti arriva a triplicare da un negozio all'altro, quello della Nutella, di yogurt e birra del tutto identici quasi raddoppiano, mentre la stessa confezione di latte cresce del 50 per cento.E' quanto emerge da uno studio relativo al 2010 sulla dispersione dei prezzi al consumo realizzato da Giovanni Anania e Rosanna Nisticò e pubblicato in un working paper del Gruppo 2013 promosso dalla Coldiretti. I risultati dello studio - sottolinea la Coldiretti - sottolineano l'importanza della scelta dei punti vendita nel momento di fare la spesa alimentare che è la principale voce del bilancio familiare per gli italiani, dopo l'abitazione.
La rilevazione dei prezzi di 14 prodotti alimentari di marca in commercio nel 2010 in differenti punti vendita evidenzia infatti - riferisce la Coldiretti - una forte variabilità, con il prezzo massimo che è pari a circa il doppio di quello minimo per ben sette delle referenze analizzate e arriva a triplicare nel caso degli spaghetti. In altre parole - precisa la Coldiretti - si può arrivare a dimezzare la spesa senza rinunciare alla qualità o alle proprie preferenze specifiche facendo una scelta oculata dei punti vendita, anche se questo comporta in realtà disponibilità di tempo e una buona dose di tenacia...
Iscriviti a:
Post (Atom)











