Visualizzazione post con etichetta menù. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta menù. Mostra tutti i post

31 ottobre 2011

La crisi non tocca il menù di Halloween, la zucca costa meno dell'anno scorso i dolcetti lo 0,7% in più

Zucche spettrali, teschi, scheletri, scherzetti o dolcetti. Questi gli elementi base della festa di Halloween, celebrazione di tradizione americana che in Italia, anno dopo anno, vede aumentare il numero dei festeggianti. Quest'anno, secondo un'indagine dell'Adoc, saranno più di 13 milioni, per un giro d'affari di oltre 350 milioni di euro. "Halloween è una festa sempre più in voga tra gli italiani, soprattutto i più giovani, e fortunatamente quest'anno non si traformerà in un vero e proprio "incubo" economico - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - dato che gli aumenti rispetto allo scorso anno, seppure presenti, non arrivano all'1%.
Un chilo di dolci assortiti costa in media 26 euro, lo 0,7% in più dell'anno scorso. Mentre il prezzo della zucca, il simbolo per eccellenza della festa e ingrediente base di molti piatti tipici, sia salati che dolci, è in discesa: viene venduta in media a 2,05 euro al chilo, il 7,3% in meno del 2010. Per chi volesse rappresentare Jack-o'-lantern, ossia intagliare una zucca disegnando un volto e inserendo al suo interno una candela, l'ideale è acquistare un esemplare di almeno 7-8 chili, per una spesa complessiva di circa 15 euro, costo simile ad una zucca decorativa in plastica o vetro. Chi invece deciderà di trascorrere la festa in un locale con serata a tema pagherà, in media, 40 euro, il 5,2% in più dello scorso anno...

Continua a leggere


29 novembre 2009

In Umbria primo disegno di legge per sgravi su menù tipici


"Sgravi fiscali per i ristoranti che propongono menu' a base di prodotti locali, incentivi per gli agricoltori che adottano sistemi di rintracciabilita' delle produzioni e facilitazione della collaborazione tra imprese agricole e pubbliche amministrazioni". Sono questi gli obiettivi del disegno di legge presentato dal gruppo del Partito democratico umbro in Consiglio regionale (primi firmatari Luigi Masci e Gianluca Rossi).

"Siamo i primi in Italia a proporre alcune innovative forme di tutela della qualita', della genuinita' e della specificita' della produzione agricola tipica" - spiega il vice capogruppo del Pd, Luigi Masci. "Si tratta - prosegue - di sostanziali accorgimenti che vogliono dare un sostegno concreto e tangibile a chi lavora in un settore in grado di esaltare a pieno il brand umbro. Incoraggiare quelle imprese agricole che investono nelle tipicita' regionali, favorendo per le loro produzioni un 'mercato di vicinanza' collegato con il settore turistico ed agroalimentare, significa investire nell'Umbria migliore, quella che tutela le sue tradizioni, difende l'ambiente e promuove una modello economico sostenibile".

Il disegno di legge riconosce il ruolo di "multifunzionalita' dell'impresa agricola stabilendo che le Amministrazioni pubbliche possono stipulare convenzioni o contratti di appalto con gli agricoltori, per interventi che vanno dalla tutela del territorio rurale, del paesaggio agrario e delle zone montane a interventi in materia di protezione civile". Si introduce inoltre la possibilita' per le Amministrazioni pubbliche di "stipulare contratti di collaborazione per la promozione delle vocazioni produttive del territorio e la tutela delle produzioni di qualita' e delle tradizioni alimentari locali".

Al fine di promuovere il consumo di prodotti locali, la Regione riconosce inoltre "la riduzione dell'aliquota Irap di un punto percentuale alle attivita' di ristorazione che usino almeno il 30 per cento di prodotti agricoli e biologici di origine regionale". A riguardo costituira' "titolo preferenziale per l'aggiudicazione di servizi o forniture di prodotti alimentari per ristorazione collettiva l'utilizzo di almeno il 30 per cento di prodotti agricoli regionali". A tutela del consumatore, per consentirgli una conoscenza piena circa l'origine dei prodotti agricoli, e' scritto che "la Regione concede contributi per favorire l'adozione di un sistema volontario di rintracciabilita' dei prodotti agricoli e alimentari mediante l'utilizzazione di etichettatura o altro mezzo d'identificazione che contenga informazioni su produzione, raccolta, trasformazione, confezionamento, distribuzione e commercializzazione

3 marzo 2009

La cena più cara del mondo

Manager rifiuta di pagare la serata da Cracco "Non basta il tartufo per un conto da 4.140 euro"
PAOLO COLONNELLO
MILANO


Tagliolini, uova al tegamino e una bella grattata di tartufo d’Alba. Il tutto innaffiato da ottimo vino. Cena da intenditori. Da Cracco, uno dei ristoranti migliori d’Italia. Solo che quando è arrivato il conto, presentato dal cameriere all’amministratore delegato di una grande società, la cena è diventata al veleno. Il conto: 4.140 euro, e sono dovuti intervenire i carabinieri prima che clienti e ristoratori venissero alle mani. Poi è toccato agli avvocati. E adesso spetterà a un giudice civile stabilire chi dovrà bere l’amaro calice del risarcimento. Perché il manager è uscito senza pagare. E’ successo il 13 dicembre scorso. Nel ristorante di via Victor Hugo, 100 metri dalla Madonnina, si siedono in sei: il manager e cinque suoi ospiti. Il clima è prenatalizio, l’ambiente discreto e la cena prevede tartufo bianco grattugiato su tagliolini e uova al tegamino. Il tutto accompagnato da un menù classico di Cracco (150 euro a persona), con un aperitivo a 20 euro e due bottiglie di vino pregiato da 180 e da 150 euro ciascuna. S’alzano i calici, si loda il tartufo ma quando il cameriere porta il conto, iniziano le convulsioni. «Scusi, forse c’è un errore».


Macchè. Anzi, se un errore c’è, fanno notare al ristorante, è a favore dei clienti visto che a fronte di 6 coperti calcolati, sulla ricevuta si parla di 4 portate. Le sole grattugiate di tartufo vengono calcolate in 300 grammi a 10,9 euro il grammo, per un totale (cucina compresa) di 3.730 euro. Il manager pretende un forte sconto, sostiene che il tartufo, grattugiato con generosità, non è stato pesato né prima e né dopo. E che comunque, per una cena identica l’anno passato, aveva speso per due persone 630 euro. Ora, risultano 690 euro a persona. Cracco propone 700 euro di sconto ma l’offerta viene sdegnosamente rifiutata. Due giorni dopo il manager scrive a Cracco allegando un assegno da 2.000 euro che ritiene essere il giusto prezzo, calcolato «sulla base di precedenti vostri scontrini per cene sostanzialmente equivalenti». L’amministratore spiega inoltre di non aver pagato quanto richiesto «ovviamente stante non solo la smodata eccessività del prezzo ma soprattutto la totale imperscrutabilità del consumo esposto (nessun peso è stato fatto constatare e sul menù non compariva il prezzo al grammo)». Questa volta è Cracco che respinge al mittente l’offerta, parla di «arbitraria e incongrua autoriduzione» e anzi lo informa di aver presentato una denuncia ai carabinieri: «La pesatura, contrariamente a quanto esposto è stata effettuata direttamente al tavolo».


Il reato ipotizzato è di insolvenza fraudolenta, due anni di reclusione. A questo punto l’amministratore delegato si è rivolto al giudice civile. Risentito, lo chef Carlo Cracco parla di «inciviltà». «Le persone civili pagano ciò che comprano - commenta -. Invece questo signore non ha pagato ed è stato denunciato». Cracco non vuole aggiungere molto, tanto meno come si giustifica un prezzo del genere per il pur pregiato fungo: «Farmi una domanda sul prezzo non ha senso, non è un problema che mi riguarda. C’è chi è capace di spendere 7.000 euro per una bottiglia di buon vino o chi spende 1.000 euro per un telefonino. Il mio è uno dei migliori ristoranti d’Italia...». Da notare che il tartufo quest’anno ha subito una certa svalutazione: se un etto lo scorso ottobre poteva costare tra i 200 e i 300 euro, a novembre era attestato sui 200 (2 euro circa al grammo). Anche se è vero che i costi del fungo raddoppiano nel solo passaggio da Alba a Milano e che aumentano esponenzialmente con l’aumentare di peso del tartufo.

lastampa.it

30 gennaio 2009

In Inghilterra calorie sui menù contro l'obesità

22-01-2009
Londra - Conto delle calorie anche al ristorante: per combattere l'obesita'. L'agenzia britannica per gli standard dell'alimentazione vuole spingere anche i ristoranti e i fast food a includere sui propri menu' una tabella con i valori nutrizionali di ogni piatto.Secondo una ricerca condotta dall'organizzazione, i cittadini del Regno Unito consumano circa un pasto su sei fuori casa.

I pasti al ristorante, i panini e le insalate acquistate per pranzo e i piatti da fast food contribuiscono a circa un quarto delle calorie assunte dagli uomini e ad un quinto di quelle assunte dalle donne. Alla luce di questo studio, secondo l'agenzia e' importante che la gente conosca il valore nutrizionale di cio' che mangia fuori casa, in modo da poter programmare meglio la propria dieta.


Pizza Hut, che in Gran Bretagna a ha circa 400 ristoranti e 300 chioschi per l'asporto, ha gia' accettato di prendere parte all'iniziativa e McDonald's e Starbucks, che negli Usa gia' includono le tabelle con i valori nutrizionali nei loro menu', potrebbero presto seguire la stessa strada. Secondo la BritishHospitality Association, che rappresenta 44.000 ristoranti e bar, lo schema potrebbe rivelarsi costoso e difficile da attuare soprattutto per i ristoranti indipendenti e le catene piu' piccole, che in questo periodo di crisi gia' si trovano in difficolta'.


Fonte Ansa