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5 marzo 2013

Crisi: l'agroalimentare "made in Italy" è ormai terra di conquista.

L'agroalimentare italiano è sempre più terra di conquista straniera. Negli ultimi anni sono passati oltre confine marchi storici del nostro Paese: dalla Parmalat alla Bertolli, dalla Buitoni alla Perugina, dalla Galbani alla Carapelli, dall'Invernizzi alla Locatelli, alla Cademartori. E così le multinazionali finiscono per mettere mano su un patrimonio di 210 miliardi di euro l'anno. E' quanto denuncia la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento della Relazione dei servizi segreti al Parlamento che evidenzia il rafforzamento, soprattutto a causa della difficile congiuntura che sta vivendo il nostro sistema economico-produttivo, dell'azione "aggressiva di gruppi esteri" che puntano a acquisire "patrimoni industriali, tecnologici e scientifici nazionali", nonché ''marchi storici del "made in Italy", a detrimento della competitività delle nostre imprese strategiche".

D'altra parte, proprio la crisi economica -afferma la Cia- rende più vulnerabili le nostre imprese agroalimentari che sono così prese di mira da gruppi stranieri che mettono in atto particolari manovre di acquisizione per scippare dei marchi e conquistare sempre più spazio nel settore. E i danni sono evidenti soprattutto per i nostri agricoltori, che vedono ridurre le vendite in quanto l'approvvigionamento di queste società è rivolto ad altri mercati. In questo modo il "made in Italy" s'impoverisce, visto che ormai le multinazionali controllano oltre il 70 per cento dei prodotti che finiscono sulle nostre tavole. La Relazione dei servizi segreti -aggiunge la Cia- ha messo il dito nella piaga, evidenziando una situazione sempre più difficile che ora la crisi economica rischia di far divenire drammatica...

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20 dicembre 2012

Natale: il 64% delle famiglie italiane riduce gli sprechi alimentari

La crisi riduce gli sprechi sulle tavole delle feste e inverte la tendenza "sciupona" degli italiani. Quest'anno, complici il calo di potere d'acquisto e reddito disponibile da un lato e l'aumento degli oneri fiscali dall'altro, due famiglie su tre hanno cambiato le proprie abitudini in cucina, comprando con più oculatezza, ma soprattutto "riciclando" gli avanzi evitando la pattumiera. Un trend che coinvolgerà anche Natale e Capodanno. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, spiegando che si tratta di un fenomeno positivo in un Paese come il nostro dove ogni anno finiscono nel bidone della spazzatura dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di cibo, pari a poco meno di 40 miliardi di euro, vale a dire il 2,4 per cento del Pil.

Di fatto -ricorda la Cia- gli sprechi maggiori si concentrano proprio durante le feste, Natale e Pasqua in testa, quando si arriva a buttare fino a un terzo del cibo acquistato, in particolare latticini, uova e carne (43 per cento), seguiti da pane (22 per cento), ortofrutta (19 per cento), pasta (4 per cento) e dolci (3 per cento). Solo l'anno scorso, tra il 24 dicembre e l'Epifania, sono finite nei cassonetti 440 mila tonnellate di cibo, per un valore complessivo di quasi 1,4 miliardi di euro, più di 50 euro a famiglia.
Ma quest'anno la situazione sarà ben diversa...

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12 ottobre 2012

Istat: nel II trimestre i consumi alimentari segnano -4,5%

I conti degli italiani segnano profondo rosso. Anche nel secondo trimestre dell'anno il potere d'acquisto delle famiglie continua a diminuire, toccando i minimi dal 2000, e nello stesso tempo crolla ai livelli del 1999 la propensione al risparmio. E' la conseguenza di una crisi che continua a mordere e che si abbatte come un macigno sui consumi, prima di tutto quelli alimentari. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il rapporto diffuso dall'Istat.

Tra aprile e giugno, infatti, la voce "cibo e bevande" ha registrato un calo drastico tendenziale del 4,5 per cento in quantità e dell'1,1 per cento in valore. Questo vuol dire che la situazione è giunta al limite -osserva la Cia-. Gli italiani sono sottoposti al fuoco incrociato degli aumenti del carico fiscale e delle tariffe energetiche, mentre cala il reddito disponibile. Una congiuntura che oggi due famiglie su tre possono affrontare solo con tagli radicali alla spesa, compresa quella per la tavola.

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24 settembre 2012

La crisi fa riscoprire il piacere di cucinare e in ufficio torna la"gavetta"

A causa della crisi, o forse sarebbe meglio dire grazie alla crisi, gli italiani riscoprono il piacere di cucinare per amici e parenti soprattutto nei giorni festivi, durante i quali si raggiunge il record di oltre un'ora davanti ai fornelli (69 minuti). E' quanto emerge dal rapporto Coldiretti/Censis "Crisi: vivere insieme, vivere meglio", dal quale si evidenzia che per le donne italiane la preparazione dei pasti assorbe durante l'anno 21 giorni pieni. In media - sottolineano Coldiretti/Censis - dall'indagine emerge che annualmente ogni italiano dedica alla preparazione dei pasti un tempo pari a 11 giorni, che significa oltre sette ore alla settimana o 56 minuti al giorno nei giorni feriali che salgono ad oltre 69 minuti la domenica o nei giorni festivi. Un interesse che riguarda anche i maschi per i quali il tempo passato in cucina e' di 8 giorni pieni all'anno.

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7 settembre 2012

La crisi non scalfisce il successo dei prodotti biologici: +6,1% nel primo semestre

La crisi non intacca l'appeal del biologico, che non solo guadagna ancora spazio nel carrello della spesa degli italiani, ma esce dalle mura domestiche conquistando nuovi spazi "pubblici": nelle scuole, nelle mense, nei ristoranti. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione del "Sana", il 24° Salone internazionale del biologico e del naturale che si terrà a Bologna da sabato 8 settembre.
A dispetto del calo costante dei consumi alimentari convenzionali, il segmento "bio" continua a correre, mettendo a segno nel primo semestre 2012 un aumento del 6,1 per cento . Un risultato positivo -osserva la Cia- che conferma l'attrattiva del biologico, che aveva già chiuso il 2011 con un incremento pari al 9,2 per cento. Il "bio", dunque, esce definitivamente dai confini della moda di nicchia e diventa una vera e propria abitudine di spesa, come evidenzia la presenza massiccia dei prodotti biologici nelle catene della Gdo. D'altra parte, secondo i nostri ultimi dati -evidenzia la Cia- oggi il 75 per cento degli italiani dichiara di acquistare prodotti biologici almeno una volta al mese.

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14 giugno 2012

Pil: cresce solo l'agricoltura. Imprese vitali, ma oppresse dai costi

"L'agricoltura ha dimostrato ancora una volta dinamicità e vitalità, nonostante le tante difficoltà. E' l'unico settore produttivo che cresce. Il valore aggiunto agricolo è salito nel primo trimestre 2012 del 4,9 per cento rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,4 per cento nei confronti dell'analogo periodo del 2011. Un incremento che, tuttavia, non deve trarre in inganno. Le imprese, infatti, continuano a essere in grande affanno, sempre più oppresse da pesanti costi produttivi e da gravosi oneri contributivi e burocratici, che con le misure del governo Monti aumenteranno ulteriormente. Non solo. I prezzi praticati sui campi, dopo una fase di ripresa, segnano un nuovo calo". Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi a commento dei dati Istat sul Prodotto interno lordo (Pil)...

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12 giugno 2012

La crisi fa ridurre lo spreco sulle tavole degli italiani

Spending review anche a tavola dove per effetto della crisi quasi sei italiani su 10 (Il 57 per cento) hanno cambiato il proprio comportamento e ridotto lo spreco di cibo che è pari a 6 milioni di tonnellate per un valore di 13 miliardi all'anno, secondo la ricerca realizzata dalla Fondazione per la sussidiarietà e dal politecnico di Milano in collaborazione con Nielsen. E' quanto emerge da una analisi realizzata da Coldiretti-Swg dalla quale si evidenzia che tra coloro che hanno ridotto lo spreco il 47 per cento lo ha fatto facendo la spesa in modo più oculato magari direttamente dal produttore con l'acquisto di cibi piu' freschi che durano di piu', il 31 per cento riducendo le dosi acquistate, il 24 per cento utilizzando quello che avanza per il pasto successivo e il 18 per cento guardando con più attenzione alla data di scadenza.
Il 58 per cento del cibo viene in realtà perso nella produzione e distribuzione come gi alimenti che restano sugli scaffali dei supermercati e superano la data di scadenza, ma per il resto si tratta di cibo andato a male nelle case (3,4 per cento) o di avanzi non utilizzati (5 per cento) tanto che ogni anno nelle famiglie finiscono nel bidone 42 chili di alimenti a testa pari a 117 euro a persona, secondo la ricerca realizzata dalla Fondazione per la sussidiarietà e dal politecnico di Milano in collaborazione con Nielsen. Lo spreco riguarda per il 40 per cento le bevande, per il 25 per cento il prodotto fresco, per il 17 per cento generi a lungo conservazione, per il 14 per cento frutta e verdura, per il 6 per cento carne e pesce, per il 4 per cento il pane e per il 2 per cento i surgelati...

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7 giugno 2012

Nonostante la crisi gli italiani non rinunciano al pesce. Piace a 9 su 10

Secondo una ricerca condotta Ipsos su un campione di 1000 persone dai 25 anni in su, il pesce piace a 9 italiani su 10 e a chi non piace e' per una questione di gusto e spine (18%) e riguarda soprattutto le donne (24%). I pesci preferiti sono spigola (15%), alici e crostacei (12%). Oltre la metà degli italiani acquista il pesce almeno una volta alla settimana e con l'aumentare dell'età questa propensione aumenta. Neanche la crisi sembra aver intaccato l'amore degli italiani per questo alimento. ''I dati Istat - spiega Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos - ci dicono che dal '73 al 2010 la spesa di pesce degli italiani e' aumentata passando dal 3,4% all'8,7%, mentre e' calata quella per la carne, scesa dal 33,31% al 23,5%. Anche con la crisi non ci sono stati grandi cambiamenti. Se nel 2008 era il 42% della gente a non cambiare ne' quantità ne qualità per il consumo di pesce, nel 2010 questa cifra e' salita al 51,3%''...

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5 giugno 2012

Il gelato batte la crisi. In estate se ne consumano 20 porzioni a testa

Nonostante la crisi gli italiani non rinunciano al gelato. Il cono non sembra infatti risentire della congiuntura negativa: il comparto del gelato confezionato fattura circa 2 miliardi di euro l'anno e, alla vigilia di un'estate che si annuncia meteorologicamente bollente, traccia un bilancio positivo del 2011 con un +2,2% delle vendite complessive. Secondo i dati ai dati diffusi dall'Igi, l'istituto del gelato italiano e ricavati dalle elaborazioni statistiche Aidepi, il gelato non è solo un fenomeno irrinunciabile d'estate ma una vera passione che dura tutto l'anno. Ed e' forse anche per questa destagionalizzazione che il prodotto sembra non aver risentito della flessione dei consumi che sta colpendo invece l'intero comparto alimentare. Semmai, si mangia più gelato in casa: +3,9%.

Secondo una ricerca Eurisko-Igi, l'estate resta comunque stagione d'elezione: sono circa...

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10 aprile 2012

Cia, gli italiani consumeranno 500 milioni di uova di gallina nella settimana di Pasqua

La crisi fa riemergere le vecchie tradizioni e riporta sulla tavola pasquale degli italiani le uova di gallina al posto di quelle di cioccolata. Dipinte a mano e personalizzate, ma soprattutto meno "care", le uova "ruspanti" consumate nella Settimana Santa saranno 500 milioni, tra quelle da consumare direttamente e quelle impiegate nella preparazione di torte di Pasqua e piatti tipici: quasi il 20 per cento in più dell'anno scorso, a fronte di una diminuzione del 6 per cento di quelle di cioccolata. È quanto stima la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

Dalla domenica delle Palme a Pasquetta, per le uova di gallina gli italiani spenderanno complessivamente circa 135 milioni di euro e consumeranno più di otto uova a testa, concentrando così in una sola settimana -spiega la Cia- quasi il 4 per cento del consumo annuale di uova, che si aggira intorno ai 13 miliardi di pezzi, cioè una media di 218 uova a persona, pari a 13,7 chili. E di queste, 78 sono assunte attraverso pasta e dolci.
Alla base della scelta dell'uovo di gallina per la Pasqua c'è soprattutto il prezzo, cresciuto del 2 per cento rispetto allo scorso anno, a fronte dell'aumento record di quello di cioccolata che è schizzato all'in su del 5-8 per cento. Per questo su molte tavole di Pasqua al posto dell'uovo di cioccolata torneranno le uova colorate e dipinte a mano.

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30 gennaio 2012

La crisi non tocca il Sigep, 122.697 le presenze alla 33° edizione con un incremento del 15% sull'anno precedente

Dopo aver abbattuto il muro dei centomila visitatori professionali nel 2011, la 33a edizione del Sigep, il Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria e Panificazione Artigianali che si è chiuso a Rimini, ha raggiunto 122.697 presenze nei cinque giorni di manifestazione, con un incremento del 15% sull'anno precedente. Aumentano anche le presenze estere, che salgono a 23.854 con un aumento del 21%. Numeri significativi se si pensa che il sistema economico del dolce artigianale è composto, oltre alle aziende leader, da numerose medie e piccole imprese, molto orientate all'export.

I segnali persistenti di crisi economica sono rimasti fuori dai padiglioni fieristici, estranei al clima positivo e - dice una nota dell'ufficio stampa del Salone - addirittura festoso che si respirava alla manifestazione. Unanimi sono stati i commenti circa il clima di fiducia che si è registrato in fiera, confermato dai molteplici contatti e ordini commerciali realizzati dalle aziende presenti, con incrementi molto consistenti sia per i mercati internazionali, sia per il mercato interno.

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20 dicembre 2011

A Natale la spesa per il cibo supera quella per la moda

Nel 2011 cambiano le preferenze per le spese di Natale con il 40 per cento degli italiani che indica al primo posto per gli acquisti delle festività il cibo, rispetto alla moda, il divertimento e i viaggi. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dell'indagine "Xmas Survey 2011" di Deloitte, che evidenzia una spesa complessiva per famiglia di 625 euro, in leggero calo del 2,3 per cento rispetto allo scorso anno.
A subire gli effetti della necessità di risparmiare sono però - sottolinea la Coldiretti - alcune categorie di beni o servizi con il 42 per cento dei consumatori italiani che spenderà meno per divertimento, il 41 per cento per le spese «irregolari» (acquisti non ripetuti come ad es. l'automobile, il fai-da-te ecc.) e il 40 per cento per l'abbigliamento, mentre solo pochissimi consumatori, l'11 per cento, taglieranno la spesa per alimentari.

La spinta verso spese utili - continua la Coldiretti - premia dunque l'enogastronomia anche per l'affermarsi di uno stile di vita attento a ridurre gli sprechi che si esprime con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali o con omaggi per gli amici che ricordano i sapori e i profumi della tradizione del territorio. Gli italiani - conclude la Coldiretti - acquisteranno per Natale prodotti alimentari tipici per un valore di piu' di 2 miliardi di euro, per effetto della tendenza verso i prodotti alimentari di qualità da regalare a se stessi o agli altri è favorito dalla grande varietà dell'offerta, con occasioni per tutte le tasche.

19 dicembre 2011

Manovra: batosta da 4 miliardi per il settore alimentare

Costa cara all'industria alimentare la manovra del governo, il 2% delle vendite e l'1% della produzione. Emerge dal bilancio di fine anno di Federalimentare, che stima in oltre 4 miliardi di euro l'impatto del decreto sui consumi di un settore in forte difficolta'. L'industria alimentare chiudera' il 2011 con un calo della produzione del 1,5%, il terzo peggiore dal dopoguerra. Anche il 2012 e' definito ''preoccupante'', in calo dell'1% senza contare ''il un grave fenomeno recessivo'' che sarebbe causato dall'aumento dell'Iva di due punti, previsto dal prossimo ottobre.Il risultato negativo di fine anno e' aggravato da un ottobre peggiore delle aspettative (-5,5%).

Risulta determinante, inoltre, il calo dei consumi (-2% nel 2011), solo in parte compensato dall'export a +10%. Vendiamo all'estero 23 miliardi di euro di prodotti, il 18% del fatturato. Guida le esportazioni la Lombardia, (4,5 miliardi di euro), seguita dall'Emilia Romagna e dal Piemonte (3,7 miliardi). In termini di incidenza sul fatturato, le regioni piu' brillanti all'estero sono il Trentino Alto Adige (37%), la Campania (32%) e il Piemonte (31%). La tendenza positiva dell'export e' attesa anche per il 2012, con proiezioni del +8% in valuta, cosi' come la contrazione dei consumi interni. Le vendite nazionali potrebbero perdere il 2% nel 2012 (come nel 2011) dopo i sei punti percentuali bruciati tra il 2007 e il 2010.

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16 dicembre 2011

Le famiglie italiane fanno la "cura dimagrante" a tavola

A novembre il carrello della spesa delle famiglie fa "boom", aumentando del 4,2 per cento tendenziale. Colpa dell'ennesimo rialzo di gasolio e benzina, ma anche del rincaro dei prezzi alimentari, che registrano l'incremento più alto da inizio 2009. La conseguenza è una nuova stangata per gli italiani, che già lottano con il portafoglio vuoto e le difficoltà di arrivare a fine mese. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati definitivi sull'inflazione diffusi dall'Istat

I consumi alimentari sono già ridotti al lumicino -ricorda la Cia- e certo non aiuta l'aumento "stellare" dei prezzi di prodotti di larghissimo consumo come zucchero (+17,2 per cento) e caffè (+16,5 per cento), ma anche come formaggi e latticini (+5,1 per cento) e carne rossa (+2,6 per cento). Vuol dire che continuerà la "cura dimagrante" a tavola (acquisti pane -8,5 per cento; pesce -4,8 per cento; frutta -2,7 per cento; pasta -1,6 per cento), mentre crescerà ancora di più la quota di italiani che si rivolgerà quasi esclusivamente ai discount e alle promozioni commerciali: era già salita al 35 per cento nel primo semestre dell'anno, giungerà fino al 42 per cento a fine 2011.

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31 ottobre 2011

La crisi non tocca il menù di Halloween, la zucca costa meno dell'anno scorso i dolcetti lo 0,7% in più

Zucche spettrali, teschi, scheletri, scherzetti o dolcetti. Questi gli elementi base della festa di Halloween, celebrazione di tradizione americana che in Italia, anno dopo anno, vede aumentare il numero dei festeggianti. Quest'anno, secondo un'indagine dell'Adoc, saranno più di 13 milioni, per un giro d'affari di oltre 350 milioni di euro. "Halloween è una festa sempre più in voga tra gli italiani, soprattutto i più giovani, e fortunatamente quest'anno non si traformerà in un vero e proprio "incubo" economico - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - dato che gli aumenti rispetto allo scorso anno, seppure presenti, non arrivano all'1%.
Un chilo di dolci assortiti costa in media 26 euro, lo 0,7% in più dell'anno scorso. Mentre il prezzo della zucca, il simbolo per eccellenza della festa e ingrediente base di molti piatti tipici, sia salati che dolci, è in discesa: viene venduta in media a 2,05 euro al chilo, il 7,3% in meno del 2010. Per chi volesse rappresentare Jack-o'-lantern, ossia intagliare una zucca disegnando un volto e inserendo al suo interno una candela, l'ideale è acquistare un esemplare di almeno 7-8 chili, per una spesa complessiva di circa 15 euro, costo simile ad una zucca decorativa in plastica o vetro. Chi invece deciderà di trascorrere la festa in un locale con serata a tema pagherà, in media, 40 euro, il 5,2% in più dello scorso anno...

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13 aprile 2011

Istat: cala il potere d'acquisto nel 2010. Famiglie costrette a "tagliare" anche sulla tavola


I consumi alimentari sono fermi, le vendite non ingranano e le borse della spesa languono. Lo dimostrano i dati Istat sul reddito delle famiglie nel 2010, che evidenziano una perdita del potere d'acquisto degli italiani pari allo 0,6 per cento annuo, dopo il crollo del 3,1 per cento nel 2009. La conseguenza è che la gente continua a comprare poco e, quando lo fa, passa per sconti e promozioni. Anche per la tavola le famiglie spendono di meno, modificando abitudini alimentari e cercando il risparmio nei discount. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i risultati dell'indagine dell'Istituto nazionale di statistica.

Nel 2010 -ricorda la Cia- i consumi agroalimentari sono diminuiti complessivamente dello 0,6 per cento. E a farne le spese non sono stati solo i prodotti "superflui" ma anche quelli di prima necessità: nell'anno, infatti, a calare sono stati prima di tutto pane e pasta (scesi rispettivamente del 2,7 per cento e dell'1,8 per cento sul 2009), carne rossa (meno 4,6 per cento), pesce (meno 2,9 per cento), frutta e agrumi (meno 1,8 per cento), vino da tavola (meno 2,1 per cento). Cambia anche la tipologia di esercizio commerciale scelto; fanno sempre meno affari i piccoli negozi (meno 0,4 per cento), mentre va meglio la Grande distribuzione organizzata, spinta in avanti dai discount che sono gli unici punti vendita a segnare un aumento netto nel 2010 (più 1,3 per cento)...

29 marzo 2011

Istat: tavole sempre più "povere". A gennaio vanno giù anche i discount


Gli italiani continuano a tirare la cinghia, risparmiando ancora una volta sulla tavola. Il 2010 è stato già un anno negativo per i consumi domestici, eppure il 2011 si è aperto ancora peggio: le vendite di prodotti alimentari sono diminuite dello 0,5 per cento rispetto a dicembre e dell'1,2 per cento nel confronto con lo stesso mese dell'anno precedente. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi dall'Istat sul commercio fisso al dettaglio.

Ciò che desta più allarme però - osserva la Cia - è il calo indistinto degli acquisti a prescindere dal canale di vendita. Nel 2010 le famiglie italiane si erano rivolte aidiscount abbandonando le botteghe di quartiere e i "classici" supermercatipur di risparmiare qualcosa sul carrello della spesa. Così il dettaglio tradizionale aveva perso nell'anno il 5,7 per cento rispetto al 2009 e iper e supermercati un più lieve 1,1 per cento, mentre discount e liberi servizi erano volati rispettivamente dell'1,4 per cento e del 6 per cento. A gennaio invece il crollo è generale: perdono le imprese operanti su piccole superfici (meno 1,5 per cento), gli ipermercati (meno 2,7 per cento), i supermercati (meno 1,4 per cento), ma soprattutto cedono il passo anche i discount. Segnando per la prima volta "rosso", con un meno 0,6 per cento.
Questo vuol dire che la gente semplicemente non compra - spiega la Cia - e che, rispetto a dodici mesi, fa la situazione non è affatto migliorata. Anzi, la percezione sulla situazione economica resta negativa e, di conseguenza, gli italiani continuano a "tagliare" su tutto, anche sul cibo.



24 febbraio 2011

Nonostante la crisi gli italiani non rinunciano alla colazione al bar o alla pizza con gli amici


Anche in tempi di crisi gli italiani non rinunciano alla colazione al bar o alla pizza con gli amici, tanto che è proprio il nostro Paese a guidare la classifica dei consumi fuori casa in Europa. Se nel Vecchio continente, infatti, questi ultimi sono stabili o in contrazione negli ultimi dieci anni, l'Italia passa da 0,44 a 0,50 euro (+13,6%) nella spesa a bar e ristoranti rispetto ad ogni euro speso in consumi alimentari domestici.E' quanto emerge da una ricerca di Fipe-Confcommercio su 'Europa al Ristorante' presentata al Salone alimentare'Sapore'.

Nell'aumento pari a 21 miliardi di euro dei consumi fuori casa in dieci anni - segnala la ricerca - l'Italia ha fatto la parte del leone contribuendo con un 98,2%, contro una media Ue del 25,6%Molto di più sono cresciuti in Europa i consumi alimentari in casa, pari a 37 miliardi, perché in genere - sottolinea la Fipe - a causa della crisi si sta registrando, anche nei Paesi economicamente più forti, un deciso rallentamento dei consumi al bar e ristoranti. I consumi alimentari - aggiunge la Fipe - restano una voce di spesa di primaria importanza nella Ue: valgono 882 miliardi di euro, pari al 13,1% della domanda complessiva. Soltanto per l'abitazione gli europei spendono di piu'. Se includiamo nella spesa alimentare anche la quota destinata ai consumi fuori casa, pari a 468 miliardi di euro, l'alimentare rappresenta un quinto del budget complessivo di spesa dei cittadini europei. ''In definitiva per l'Italia il mercato alimentare fuori casa è stato, è e sarà l'àncora di salvezza per molte imprese della filiera'' - commenta la Fipe...

15 ottobre 2010

Rivoluzione a tavola: cala la spesa, quattro famiglie su dieci costrette a tagliare i consumi, sei su dieci cambiano menù

La crisi economica rivoluziona la tavola degli italiani. La spesa per i consumi alimentari diminuisce del 3 per cento (più al Centro con un meno 4 per cento). Quattro famiglie su dieci sono state costrette a tagliare gli acquisti, mentre sei su dieci hanno modificato il menù. Il 36 per cento per cento è stato obbligato, a causa delle difficoltà, a scegliere prodotti di qualità inferiore. Il 32 per cento ormai compra solo promozion che sono sempre più frequenti nel comparto agroalimentare. E i discount, dove si spende di meno, sono diventati una delle mete preferite dei consumatori. E' quanto risulta da una ricerca della Cia-Confederazione italiana agricoltori elaborata sulla base delle rilevazioni territoriali delle sue strutture e dei dati Istat e Ismea. L'indagine -relativa ai primi sei mesi del 2010 e i raffronti sono riferiti allo stesso periodo del 2009- è stata presentata a Lecce durante i lavori della quarta Conferenza economica.

Per riempire il carrello alimentare ogni famiglia italiana ha speso in media al mese 461 euro. Una spesa -che rappresenta il 18,9 per cento di quella totale e raggiunge complessivamente i 146 miliardi di euro l'anno- assai diversificata per aree geografiche: al Nord -afferma la Cia- è stata pari a...

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14 luglio 2010

Sei famiglie su dieci cambiano menù. Il 30 per cento acquista soltanto "promozioni" e sulle tavole sempre meno pane

La tavola nel tempo della crisi. Nel 2009 sei famiglie su dieci sono state costrette a cambiare gli acquisti dei prodotti alimentari; mentre oltre il 35 per cento ha ridotto la spesa. Il 40 per cento ha optato per prodotti di qualità inferiore e il 30 per cento ha comprato soltanto "promozioni", sempre più frequenti nella nostra catena distributiva. Poco meno del 14 per cento ha, invece, rinunciato a pranzi e cene fuori dalle mura domestiche (ristoranti, trattorie, tavole calde, fast food, pizzerie). E così il carrello della spesa continua a modificarsi. In netto calo soprattutto gli acquisti di pane (meno 12 per cento negli ultimi due anni). E' quanto rilevato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati Istat sui consumi delle famiglie nello scorso anno.

Nel contesto dei "tagli" alimentari, si riscontra -fa notare la Cia- che circa il 50 per cento delle famiglie ha ridotto proprio gli acquisti di pane. Analogo il discorso per la scelta di prodotti di qualità inferiore, dove l'orientamento delle famiglie, a livello nazionale, ha, infatti, riguardato il pane per il 41,6 per cento.
Il prodotto simbolo della dieta mediterranea, assieme alla pasta, si allontana sempre di più dalle nostre tavole, complici sia il cambiamento della dieta che ha spinto verso un calo dei consumi sia gli effetti dell'aumento medio del prezzo del pane che nello scorso anno è cresciuto di oltre il 4 per cento e del 2 per cento nel primo trimestre 2010. E proprio in quest'ultimo periodo si è avuta una contrazione nelle vendite del 4 per cento.

Gli italiani -fa notare la Cia...

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